Il Dipartimento Storico "DUE SICILIE”, nato in seno all'Ass. Culturale "Esperide",
si prefigge una rivisitazione del grande patrimonio storico-culturale del Mezzogiorno d'Italia.
Un viaggio alla riscoperta della memoria dal 1130 al 1860, con particolare interesse al periodo florido
che vede la Real Casa di Borbone sul trono delle Due Sicilie.

COMUNICAZIONI

Sono aperte le iscrizioni per l'anno 2011/12. La quota associativa è di €20,00. Ad ogni iscritto sarà consegnato il libro "Savoia e il massacro del Sud" di Antonio Ciano. I soci, si riuniscono ogni primo Martedì del mese (h: 18,00), decidendo in quella sede incontri straordinari.

domenica 2 gennaio 2011

MOSTRA "ULTRA FINES" AL MASCHIO ANGIOINO DAL 5 AL 22 GENNAIO



VERNISSAGE DELLA MOSTRA "ULTRA FINES" AL MASCHIO ANGIOINO DAL 5 AL 22 GENNAIO. NON MANCATE (L'invito ed il programma nella foto sottostante)




LA S.V. È INVITATA DAL DIPARTIMENTO STORICO "DUE SICILIE" DELL'ASSOCIAZIONE CULTURALE ESPERIDE, AL VERNISSAGE DELLA MOSTRA "ULTRA FINES" CHE SI TERRÀ NELL'ANTISALA DEI BARONI A CASTEL NUOVO (MASCHIO ANGIOINO).

TALE ESPOSIZIONE, RAPPRESENTA L'ESPERIENZA INTERNAZIONALE DEGLI ARTISTI, UNA ANTICIPAZIONE AL FORUM: NAPOLI CAPITALE MONDIALE DELLE CULTURE, CHE SI TERRÀ NEL 2013, DECISO DALLA FONDAZIONE FORUM UNIVERSALE DELLE CULTURE.

IL 5 GENNAIO 2011 ALLE h: 17,00 CI SARÀ LA CERIMONIA DI INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA, CHE RIMARRÀ APERTA FINO AL 22 GENNAIO 2011.

IL 10 GENNAIO ALLE h: 17,00 SI TERRÀ UNA CONFERENZA STAMPA ALLA PRESENZA DELLE AUTORITÀ CITTADINE.

AUGURIAMO AGLI ARTISTI ESPOSITORI OGNI SUCCESSO PER QUESTO EVENTO DI ALTO PROFILO, CHE HANNO DECISO SI SVOLGESSE NELLA NOSTRA NAPOLI, CHE SAPRÀ CERTAMENTE RIPAGARLI CON ENTUSIASMO E CORDIALITÀ, PROVERBIALE COSTUME DELLA SUA GENTE.

lunedì 13 dicembre 2010

PIZZAIOLI NAPOLETANI CONTRO LA Ue, GLI EUROPARLAMENTARI DELLA LEGA VOGLIONO DISTRUGGERE LA NAPOLETANITA' DELLA PIZZA

Una decisa manifestazione dei pizzaioli napoletani si è tenuta Sabato 11 Dic. 2010 nel centro del capoluogo campano. Il tutto contro la richiesta di eliminare il marchio Stg (specialità tradizionale garantita), una sorta di 'doc' per gli alimenti, recentemente attribuito, appunto, alla pizza napoletana. Nel corso della protesta, presso la storica pizzeria Sorbillo, in Via dei Tribunali, è stata anche presentata una pizza “a lutto”. “Il ministero dell'Agricoltura ci ha abbandonati e la Lega rema contro di noi” hanno tuonato i pizzaioli, che hanno esposto cartelli contro la Lega e la Ue. “Ci sono voluti dieci anni di battaglie per ottenere il marchio Stg - ha dichiarato sconsolato Sergio Miccù, presidente dell'Associazione Pizzaioli Napoletani - mentre sono serviti pochi mesi per levarcelo. Da quando la Lega gestisce il Ministero dell'Agricoltura - ha poi proseguito Miccù definendosi disgustato da quanto sta accadendo - i pizzaioli napoletani sono stati messi in ginocchio”.
“Stiamo preparando la marcia su Roma dei pizzaioli” ha annunciato, invece, l'ex assessore provinciale all'agricoltura Francesco Emilio Borrelli, che ha preso parte all'iniziativa. Lo stesso Borrelli ha, inoltre, reso noto che da venerdì le pizzerie napoletane metteranno i drappi a lutto, un forte e significativo segnale di protesta, questo, contro il Governo e la Ue.
“Ho pianto tre volte nella mia vita” ha detto Gino Sorbillo, “quando sono nati i miei figli, quando abbiamo avuto il marchio Stg e quando da ieri stanno tentando di levarcelo. Sappiano una cosa i signori della Ue e della Lega - ha concluso il pizzaiolo partenopeo - questa volta non gli permetteremo di fare ancora del male a Napoli”.


Era il documento che Napoli attendeva da circa dieci anni: il riconoscimento di “Specialità Tradizionale Garantita” (Stg). Un marchio che porta al giusto valore la politica di qualità alimentare in Europa, di cui il Napoli ne è leader.

Ma proprio da quella proposta è giunto un colpo basso per la “Pizza Napoletana Doc”.
10 anni di battaglie per ottenere il marchio Stg - ha spiegato Sergio Miccù il presidente dell' associazione pizzaioli napoletani - e pochi mesi per levarcelo. Sono disgustato, da quando la lega gestisce il ministero dell'agricoltura i pizzaioli napoletani sono stati messi in ginocchio. L' ex Ministro Zaia non venne neanche a festegiare il riconoscimento Ue, preferì il panino Mc Italy di McDonald's. Al Ministero ci stanno facendo girare da mesi nei vari uffici per non concludere nulla. Adesso il vaso è colmo non staremo più zitti.

Uno dei punti forti della proposta - oltre a gettare le basi per introdurre l'etichetta d'origine obbligatoria per i prodotti agricoli - è quella di rafforzare il regime di tutela delle Denominazioni d'origine e Indicazioni geografiche (Dop-Igp), e delle Specialità tradizionali garantite.
Queste ultime sono l'anello più debole del sistema e per questo Bruxelles vuole sopprimere quelle 'Stg' che non hanno protetto il loro nome, come appunto la 'Pizza Napoletana Stg', ma solo la ricetta.


Se la proposta sarà accolta dal Consiglio Ue, la 'Pizza Napoletana Stg' potrebbe sopravvivere al massimo per un periodo transitorio che finirebbe nel 2017. Per salvare il marchio Sgt, l'Italia dovrebbe presentare una nuova domanda di Registrazione all'Ue con l'aggiunta di un termine all'attuale denominazione: ad esempio 'Pizza Napoletana Verace' o 'Pizza Napoletana Tradizionale'.

Non è però ancora detta l'ultima parola. Il dibattito nell'Ue al Consiglio dei ministri dell'agricoltura impiegherà mesi prima di concludersi. Inoltre la proposta dovrà fare i conti con il parere dell'Europarlamento. Tuttavia, se si esclude il caso della 'Pizza Napoletana Stg', il 'pacchetto qualità voluto con forza dal commissario Ciolos, rappresenta un passo in avanti per garantire la qualità ai consumatore ed un prezzo equo ai produttori. Nel documento infatti, il regime delle Dop e Igp viene semplificato, i tempi d'attesa per le domande di registrazione dimezzati, e previsto un fondo Ue per la protezione del logo in sede giudiziaria. Per alcuni però c'è ancora molto lavoro da fare. Così l'Associazione italiana dei Consorzi per Dop e Igp, «rileva l'assenza - considerata fondamentale - legata alla possibilità di regolamentare i volumi produzione», anche se riconosce che Bruxelles dà un nuovo imput al loro ruolo. Ciolos riconosce che la proposta «è solo il primo passo che sarà seguito da altre iniziative».

E pensa sicuramente ad un maggior sostegno ai piccoli produttori, a quelli di montagna.

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http://www.newnotizie.it/2010/12/11/pizzaioli-napoletani-contro-ue-no-a-eliminazione-del-marchio-stg/

http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=130361&sez=PIACERI&ctc=0

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sabato 11 dicembre 2010

ANNUALE RELAZIONE DEL SOLE 24: CAMPANIA E NAPOLI FLOP DA ULTIMO POSTO

“A mio parere Napoli è la sola città d’Italia che possa dirsi veramente Capitale: il movimento, l’affluenza di popolo, la quantità e il via vai continuo degli equipaggi, una corte completa e brillante, il fasto e l’aria superba dei grandi signori, tutto contribuisce a darle quell’aspetto vivo ed animato che hanno Parigi e Londra e che non si trova affatto a Roma”. Così Charles De Brosses, filosofo francese definiva Napoli in una lettera del Novembre del 1739 che è poi entrata a far parte di una pubblicazione intitolata: "Lettere familiari scritte dall’Italia nel 1739 e 1749".

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MENTE INVECE OGGI: C'ERA UNA VOLTA...




E uscita l’annuale relazione del Sole 24 Ore sulla qualità della vita in Italia. Ancora una volta viene confermato il dato negativo sul meridione e particolarmente su Napoli. Invitiamo i nostri lettori ed iscritti a leggere quanto sotto riportato e il successivo articolo. Non si può restare che basiti ed amareggiati. Certamente occorre riflettere ma, soprattutto agire affinchè una nuova, chiara e convinta coscienza identitaria - forte della nostra tradizione e cultura - prenda vigore per risollevare il Sud dal suo stato di prostrazione e riconvertire l’insufficienza della classe dirigente, la carenza di ricambio sociale, lo smarrimento della società civile e la perdita della memoria storica, con nuovi orizzonti di progresso e benessere, di buona politica e giustizia sociale, che non può avvenire se non ritrovando le profonde radici del proprio grande passato e da esse ripartire: per un futuro diverso e migliore.

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CORRIERE DEL MEZZOGIORNO.

l'indagine del «sole 24 ore»

Qualità della vita, Napoli ultima in Italia . Il Mezzogiorno fanalino di coda d'Italia

Bolzano e Trento le province che guidano la classifica. Le altre campane: Avellino al posto 83, seguita all’89 da Caserta, al 90 da Salerno e precipita al 95 Benevento

NAPOLI - Ultima. Anzi ultimissima. Così risulta Napoli nella nuova indagine della qualità della vita. (dal Corriere del Mezzogiorno del 06/12/2010).

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Qualità vita: Trentino è primo in Italia, ultima è Napoli

Per classifica di Italia Oggi al Sud peggiora. Bolzano è quarta

05 dicembre, 18:47

(ANSA) - TRENTINO, 5 DIC - Il Trentino torna a guidare la speciale graduatoria delle province italiane per qualita' della vita, come aveva fatto del resto nel 2002, consolidando una realta' di eccellenza che dura ormai nel tempo. Ultima, ancora una volta, Napoli, preceduta da ben 22 citta' del Mezzogiorno, isole comprese, confermando cosi' rispetto all'anno scorso un peggioramento della realta' del Sud. Secondo l'indagine realizzata da Italia Oggi e dall'Universita' La Sapienza, nella top ten del buon vivere figurano anche Mantova, Belluno, Bolzano, Pordenone, Siena, Cuneo , Sondrio, Aosta e Parma.

Il Sole 24 ORE 6 dicembre 2010

Notizie > Italia

La qualità della vita 2010 nelle tabelle interattive: Bolzano prima, Napoli in coda.

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Il Mattino 7 dicembre 2010

L’indagine

Qualità della vita, flop di Napoli: ultimi in Italia
"Giù per sicurezza, servizi e lavoro. Maglia nera anche per i finanziamenti statali".


giovedì 9 dicembre 2010

Generale Don José Borjès, fucilato l'8 Dicembre 1861

L’8 Dic. 1861 a Tagliacozzo (Aq), s'infranse il sogno del generale Don José Borjès e dei suoi compagni di restituire a Francesco II il trono del Regno delle Due Sicilie. Catturati da soldati italiani al comando di Enrico Franchini furono fucilati lo stesso giorno. Josè Borgès, catalano, nelle guerre civili fu arruolato in Francia dai Comitati borbonici duosiciliani, nel suo paese aveva grande fama di coraggioso, di audace, di energico. Borges accettò con entusiasmo la proposta dei comitati borbonici di recarsi nell'Italia meridionale per dare organizzazione militare agli insorti e assumerne il comando, ma si accorse ben presto che le capacità organizzative dei comitati non erano all'altezza dell'impresa. Quando, nella notte fra il 13 e il 14 settembre 1861, sbarcò, con 18 spagnoli e 2 napoletani, sulla spiaggia di Gerace, nei pressi di Capo Spartivento, non solo non trovò ad attenderlo i duemila uomini ben armati che gli erano stati promessi, e il paese giaceva sotto la cupa violenza di una feroce repressione.
Nonostante la delusione Borges volle persistere nell'impresa, utilizzando il migliaio di uomini che al comando di Carmine Donatello Crocco di Rionero, pur costretti dalla controffensiva "piemontese" ad abbandonare i maggiori centri abitati, tenevano sotto controllo un vasto territorio fra Calabria e Lucania. Tuttavia Borges era troppo buon cristiano e troppo soldato per tollerare l'eccessiva inclinazione alla violenza e al saccheggio di Crocco, che considerava un brigante e che, a sua volta, mal sopportava di obbedire ad un forestiero con troppi scrupoli. Il fallimento, dopo alcuni illusori successi, del tentativo di prendere Potenza per insediarvi un governo provvisorio rese inevitabile la separazione. Crocco, in vista dei difficili approvvigionamenti invernali, suddivise l'armata contadina in piccoli gruppi; Borges, con una dozzina di spagnoli e otto "duosiciliani", prese la via di Roma per fare rapporto al re. Il viaggio, con freddo intenso fra le montagne abruzzesi coperte di neve, è reso ancora più duro dalla necessità di evitare le pattuglie di bersaglieri e guardie nazionali. Nella tarda notte fra il 7 e l'8 dicembre nei pressi di Tagliacozzo, a quattro miglia dal confine pontificio, la salvezza è a portata di mano, ma i napoletani, che non hanno cavalcature, non sono in grado di proseguire. Per non abbandonarli il generale ordina una breve sosta alla cascina Mastroddi in località La Lupa. La decisione segna il destino di tutti. Poche ore dopo la cascina è circondata dai bersaglieri del maggiore Enrico Franchini. Nello scontro cadono tre spagnoli. Gli altri sono costretti ad arrendersi dopo che il maggiore ha fatto appiccare il fuoco ai piani bassi della fattoria. Da soldato, Borges porge la spada al maggiore che, sprezzante, la rifiuta. I prigionieri sono trasportati a Tagliacozzo e qui, verso le otto della sera, frettolosamente fucilati. Il Franchini concede un confessore, ma nega la fucilazione al petto. Lo spagnolo Pedro Martinez chiede un foglio e, anche a nome dei compagni, scrive un ultimo messaggio: «Gesù e Maria. Noi siamo tutti rassegnati ad essere fucilati. Addio. Ci ritroveremo nella valle di Giosafat; pregate per tutti noi». La scarica dei fucili tronca le preghiere recitate ad alta voce dai condannati. (L’8 Dic. 1861 a Tagliacozzo (Aq), s'infranse il sogno del generale Don José Borjès e dei suoi compagni di restituire a Francesco II il trono del Regno delle Due Sicilie. Catturati da soldati italiani al comando di Enrico Franchini furono fucilati lo stesso giorno della cattura. Josè Borgès, catalano, nelle guerre civili fu arruolato in Francia dai Comitati borbonici, nel suo paese aveva fama di coraggioso, di audace, di energico. Borges accettò con entusiasmo la proposta dei comitati borbonici di recarsi nell'Italia meridionale per dare organizzazione militare agli insorti e assumerne il comando, ma si accorse ben presto che le capacità organizzative dei comitati non erano all'altezza dell'impresa. Quando, nella notte fra il 13 e il 14 settembre 1861, sbarcò, con 18 spagnoli e 2 napoletani, sulla spiaggia di Gerace, nei pressi di Capo Spartivento, non solo non trovò ad attenderlo i duemila uomini ben armati che gli erano stati promessi, e il paese giaceva sotto la cupa violenza di una feroce repressione. Nonostante la delusione Borges volle persistere nell'impresa, utilizzando il migliaio di uomini che al comando di Carmine Donatello Crocco di Rionero, pur costretti dalla controffensiva "piemontese" ad abbandonare i maggiori centri abitati, tenevano sotto controllo un vasto territorio fra Calabria e Lucania. Tuttavia Borges era troppo buon cristiano e troppo soldato per tollerare l'eccessiva inclinazione alla violenza e al saccheggio di Crocco, che considerava un brigante e che, a sua volta, mal sopportava di obbedire ad un forestiero con troppi scrupoli. Il fallimento, dopo alcuni illusori successi, del tentativo di prendere Potenza per insediarvi un governo provvisorio rese inevitabile la separazione. Crocco, in vista dei difficili approvvigionamenti invernali, suddivise l'armata contadina in piccoli gruppi; Borges, con una dozzina di spagnoli e otto "duosiciliani", prese la via di Roma per fare rapporto al re. Il viaggio, con freddo intenso fra le montagne abruzzesi coperte di neve, è reso ancora più duro dalla necessità di evitare le pattuglie di bersaglieri e guardie nazionali. Nella tarda notte fra il 7 e l'8 dicembre nei pressi di Tagliacozzo, a quattro miglia dal confine pontificio, la salvezza è a portata di mano, ma i napoletani, che non hanno cavalcature, non sono in grado di proseguire. Per non abbandonarli il generale ordina una breve sosta alla cascina Mastroddi in località La Lupa. La decisione segna il destino di tutti. Poche ore dopo la cascina è circondata dai bersaglieri del maggiore Enrico Franchini. Nello scontro cadono tre spagnoli. Gli altri sono costretti ad arrendersi dopo che il maggiore ha fatto appiccare il fuoco ai piani bassi della fattoria. Da soldato, Borges porge la spada al maggiore che, sprezzante, la rifiuta. I prigionieri sono trasportati a Tagliacozzo e qui, verso le otto della sera, frettolosamente fucilati. Il Franchini concede un confessore, ma nega la fucilazione al petto. Lo spagnolo Pedro Martinez chiede un foglio e, anche a nome dei compagni, scrive un ultimo messaggio: «Gesù e Maria. Noi siamo tutti rassegnati ad essere fucilati. Addio. Ci ritroveremo nella valle di Giosafat; pregate per tutti noi». La scarica dei fucili tronca le preghiere recitate ad alta voce dai condannati. (dal sito: storialibera.it)

Ecco il testo delle istruzioni che ricevette dal generale Clary. L'originale scritto in francese, e sottoscritto dal generale borbonico, trovasi oggi a Torino nell'archivio del ministero degli affari esteri.


ISTRUZIONI AL GENERALE BORGÈS


All'oggetto di animare e proteggere i popoli delle Due Sicilie traditi del governo piemontese che li ha oppressi e disingannati (détrompés); Per secondare gli sforzi di questi popoli generosi che richiedono il loro legittimo Sovrano e padre; Per impedire l'effusione di sangue dirigendo il moto nazionale; Per impedire le vendette private che potrebbero condurre a funeste conseguenze; Il signor generale Borgès si recherà nelle Calabrie per proclamarvi l'autorità del legittimo re Francesco II. In conseguenza osserverà le istruzioni seguenti, bene inteso, che le modificherà secondo le circostanze e la prudenza, perché è impossibile stabilire regole fisse, ma soltanto i principii generali che determineranno la sua condotta.

1°. Dopo aver riunito il maggior numero di uomini che potrà in ragione dei mezzi che gli verranno forniti, il signor generale s'imbarcherà per rendersi a un punto di sbarco sulle coste di Calabria, che possa offrire minori pericoli ed ostacoli.

2°. Appena egli si sarà impadronito di qualsiasi luogo e dopo aver preso le precauzioni militari più adatte, vi stabilirà il potere militare di Francesco II colla sua bandiera. Nominerà il sindaco, gli aggiunti, i decurioni e la guardia civica. Sceglierà sempre uomini di una completa devozione al Re e alla Religione, prendendo cura speciale di evitare gli individui, che sotto le apparenze di devozione, non vogliono che soddisfare ai loro odii e alle loro vendette private; cosa che in tutti i tempi ha meritato la speciale attenzione del governo, attesa la fierezza di quelle popolazioni.

3°. Il generale proclamerà il ritorno alle bandiere di tutti i soldati, che non hanno ancora compiuto il termine di servizio, e di coloro che vorranno volontari servire il loro amatissimo sovrano e padre. Avrà cura di dividere i soldati in due categorie: 1° quelli che appartenevano ai battaglioni dei Cacciatori; 2° quelli dei reggimenti di linea e d'altri corpi. Aumentando il loro numero, formerà i quadri delle armi diverse, artiglieria, zappatori, infanteria di linea, gendarmeria e cavalleria. Avrà cura di non ammettere antichi officiali, in proposito de' quali riceverà ordini speciali. Darà il comando de' diversi corpi agli officiali stranieri che l'accompagnano; sceglierà un officiale onesto e capace, che sarà il Commissario di guerra, e successivamente officiali amministrativi e sanitari. Il generale Clary invierà poco a poco delle guide di Borbone, che, sebbene armate di carabina, serviranno da officiali d'ordinanza e di stato maggiore. I battaglioni saranno di quattro compagnie; aumentando le forze, verranno portate a Otto. L'organamento definitivo di questo corpo sarà stabilito da S.M. il Re. I battaglioni prederanno i seguenti nomi: 1° Re Francesco; 2° Maria-Sofia; 3° Principe Luigi; 4° Principe Alfonso. La loro uniforme sarà simile al modello che invierà il Generale Clary.

4°. Appena egli avrà una forza sufficiente, comincerà le operazioni militari.

5° Avendo per scopo la sommissione delle Calabrie, questo fine sarà raggiunto quando esse saranno assoggettate. il generale Borgès farà noto al generale Clary tutti i suoi movimenti, i paesi che avrà occupato militarmente, le nomine dei funzionari da lui fatte in modo provvisorio, riservandone l'approvazione, la modificazione e il cambiamento alla sanzione reale.

6°. Non nominerà i governatori delle province, perché S.M. per mezzo del generale Clary invierà le persone che debbono sostenere questi alti uffici. Il generale si darà cura di ristabilire i tribunali ordinari, escludendo coloro che senza dare la loro dimissione son passati al servizio dell'usurpatore. Il generale Borgès potrà far versare nella cassa della sua armata tutte le somme di cui avrà bisogno, redigendo ogni volta de' processi verbali regolari. Si servirà di preferenza: l° delle casse pubbliche; 2° dei beni de' corpi morali; 3° dei proprietari che hanno favorito l'usurpatore.

7°. Farà un proclama, del quale manderà copia al generale Clary, e prometterà in nome del Re un'amnistia generale a tutti i delitti politici. Quanto ai reati comuni, saranno deferiti ai tribunali. Farà intendere che ognuno è libero di pensare come più gli piace, purché non cospiri contro l'autorità del Re e contro la dinastia. Un proclama stampato sarà inviato dal generale Clary per esser pubblicato appena sbarcherà in Calabria.

8°. All'oggetto di evitare la confusione e gli ordini dubbi, resta in massima stabilito che il generale Borgès e tutti coloro che dipendono da lui, non obbediranno che agli ordini del generale Clary, anche quando altri si facessero forti di ordini del Re. Questi ordini non gli giungeranno che per mezzo del generale Clary. Gli ordini che il generale e i suoi sottoposti non dovranno seguire, anche provenienti dal generale Clary, sono soltanto quelli che tenderebbero a violare i diritti del nostro augusto Sovrano e della nostra augusta Sovrana e della loro dinastia. In questi tempi al primo splendido successo, il generale Borgès si vedrà circondato da generali e da officiali che vorranno servirlo; egli li terrà tutti lontani, perché S. M. gli manderà gli officiali che essa stimerà degni di tornare sotto le bandiere.

9°. In Calabria debbono esservi molte migliaia di fucili, e di munizioni. Il generale Borgès li farà restituire immediatamente al deposito di Monteleone; e punirà severamente ogni individuo che non ne facesse consegna dentro un breve spazio di tempo. La fonderia di Mongiana, le fabbriche d'armi di Stilo e della Serra saranno immediatamente poste in attività.

10°. Il signore generale Borges farà le proposizioni per gli avanzamenti e le decorazioni per gli individui, che più si distingueranno nella campagna.

11°. Avrà i più grandi riguardi per i prigionieri, ma non darà ad essi libertà, né lascierà liberi gli officiali sotto la loro parola. Se un individuo commette insolenze o offende i prigionieri nemici, sarà giudicato da un Consiglio di guerra subitaneo e immediatamente fucilato. Il signor generale Borgès non ammetterà scuse in questo proposito; pure di fronte ai Piemontesi userà del diritto di rappresaglia.

12°. Di ogni modificazione che l'urgenza e le circostanze renderanno necessaria alle presenti istruzioni sarà reso conto al generale Clary.
Marsiglia, 5 luglio 1861.

G. CLARY


PS. - Non appena avrete riunita la vostra gente a Marsiglia o altrove, e sarete pronto ad imbarcare in ordine alle relazioni e all'aiuto de' nostri amici di Marsiglia, voi mi scriverete per telegrafo a Roma, posto che io mi ci trovi sempre, ne' seguenti termini: Langlois, Via della Croce, 2.Giuseppina gode sanità, si rimette parte del giorno ………. (dal sito: brigantaggio.net)


mercoledì 8 dicembre 2010

NAPOLITANO: NAPOLI, MASSIMO SPENDORE CON LA SPAGNA

Roma, 26 novembre 2010 (Adnkronos) - Napoli soffre e il capo dello Stato, da napoletano, ricorda i momenti di splendore avuti sotto la dominazione spagnola e in particolare sotto la reggenza di Carlo III (di Borbone). "In un momento in cui la mia citta' soffre di molti mali -sottolinea il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intervenendo al Quirinale al foro di dialogo Italia-Spagna presente i ministri degli Esteri Franco Frattini e Trinidad Jimenez- da napoletano ricordo quel che diede un grande spagnolo per il massimo splendore della citta' di Napoli nella prima metà del XVIII secolo: Carlo III fu il reggitore piu' illuminato e profondamente riformatore che Napoli abbia mai avuto".(nella foto, Carlo III di Borbone Re di Spagna ovvero: Carlo V di Sicilia e VII di Napoli,fondatore della omonima dinastia Borbone Due Sicile).

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/11/27/napolitano-nostalgia-di-carlo-iii.html

http://www.ultimenotizie.tv/notizie-politiche/napoli-napolitano-soffre-molti-mali-massimo-splendore-con-spagna.html

http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/11_novembre/26/rifiuti_napolitano_napoli_soffre_carlo_iii_il_piu_illuminato,27195890.html


8 DICEMBRE - FESTA NAZIONALE -

L’ 8 Dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione, ricorre la Festa Nazionale del Regno delle Due Sicilie.

Il dogma, prese verosimilmente sostanza definitiva nelle convinzioni del Pontefice a Gaeta, dove Papa Pio IX, fu costretto a rifugiarsi dagli avvenimenti legati ai moti liberali del 1848, sotto la protezione di Re Ferdinando II di Borbone.

Ogni anno, la Città di Napoli rende onore alla Madre del Signore venerata quale “Immacolata Concezione”, con una cerimonia pubblica che vede l’offerta di un fascio di rose alla statua posta su una guglia - progettata da Giuseppe Genoino su commissione dei PP. Gesuiti -presente nella celeberrima P.zza del Gesù, sulla quale si affacciano: la Basilica e il Monastero di S. Chiara, la Chiesa delle Clarisse e il Palazzo Pandola, che era un’ala del Palazzo Pignatelli di Monteleone acquistato da Gaetano Pandola (parente del precitato Pignatelli) per farne palazzo di famiglia.

La cerimonia prevede il saluto delle Autorità Cittadine, dopodiché il Sindaco consegna un fascio di rose ai Vigili del Fuoco, che a mezzo di una scala telescopica si portano all’altezza della statua della Madonna per deporre i fiori tra le sue mani. La statua è in rame. Tutta la struttura, appartiene alla Città di Napoli a seguito di un concordato stipulato nel 1818 tra Papa Pio VII e Re Ferdinando I di Borbone.

domenica 28 novembre 2010

AL TEMPO DEI BORBONE? NAPOLI ERA PULITISSIMA!

Oggi si parla tanto di spazzatura, di riciclare i rifiuti, ma uno dei tanti primati che abbiamo avuto a sud, prima dell'unità italiana è stato anche quello della raccolta differenziata. L'argomento lo affrontò, già qualche anno fa il quindicinale "Panorama", con l'articolo: "NAPOLI PULITISSIMA (era il 1832)" del 07/02/2008, dove si riporta l'editto di Ferdinando II Re delle Due Sicilie del 03/05/1832 Regio Decreto n. 21 emesso da "Gennaro Piscopo" Prefetto di Napoli, un ordinanza dove si obbligava la popolazione a raccogliere separatamente i rifiuti. ordinò quanto segue: «Tutt’i possessori, o fittuarj di case, di botteghe, di giardini, di cortili, e di posti fissi, o volanti, avranno l’obbligo di far ispazzare la estensione di strada corrispondente al davanti della rispettiva abitazione, bottega, cortile, e per lo sporto non minore di palmi dieci di stanza dal muro, o dal posto rispettivo». Il prefetto diede disposizioni in merito alla differenziazione dei rifiuti aggiungendo che «questo spazzamento dovrà essere eseguito in ciascuna mattina prima dello spuntar del sole, usando l’avvertenza di ammonticchiarsi le immondezze al lato delle rispettive abitazioni, e di separarne tutt’i frantumi di cristallo, o di vetro che si troveranno, riponendoli in un cumulo a parte». Le “immondezze” dovevano essere prelevate nelle ore mattutine e trasportate fuori città «ne’ siti che verranno destinati». Piscopo presentò un documento in dodici articoli che descrivevano le modalità della raccolta e le relative responsabilità e sanzioni. La pena era severa e poteva arrivare persino alla detenzione. Era tutta la questione igienica ad essere trattata; vigeva dunque il divieto di gettare a qualsiasi ora dai balconi «alcun materiale di qualunque siasi natura», comprese «le acque servite per i bagni». Fa specie e non poco che era assolutamente vietato «lavare o di spandere panni lungo le strade abitate». Come si legge, le autorità si ponevano il problema della spazzatura, obbligando la popolazione alla raccolta differenziata, in particolare quella del vetro. Insomma, durante il periodo borbonico si faceva già un'importante riflessione sul problema dell’accumulo di immondizia, e come evitare di far confluire i rifiuti in un unica discarica. Val la pena ricordare che anche Goethe, nel suo viaggio in Italia, aveva avuto modo di ammirare già nel 1787 il riciclo degli alimenti in eccesso che si attuava tra Napoli e le campagne tutt’intorno. Di tale evento se ne sono occupati divulgandolo, “in primis” , i movimenti Duosiciliani in risposta ai pesanti e offensivi attacchi antinapoletani provenienti dai “fratelli” del nord e successivamente, quotidiani e settimanali nazionali ne hanno riportato la notizia a fronte di articoli dedicati alla difficile situazione della rimozione della spazzatura nel napoletano. Non solo a noi è toccato il per nulla invidiabile primato di pagare la TARSU più cara d’Italia per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, per quanto di essere additati all’Europa e al mondo come una sorta di incivili atavici senza speranza. Al danno… anche la beffa. Ora che la trasmissione di Rai 3 “Vieni via con me”, grazie a Roberto Saviano ha fatto chiarezza una volta e per tutte sul problema, si è capito che da noi non si riesce a scaricare perché le ecomafie, la malapolitica e il malaffare hanno fatto da veicolo ai veleni tossici e altre simili ”amenità”, provenienti dalle lavorazioni dei nostri ‘compatrioti’ settentrionali: che per anni sono stati scaricati ovunque, in quella che i Romani definirono Campania Felix, con grave nocumento per la salute, il territorio e l’economia del napoletano.Ci è sembrato doveroso associare il nostro sentire – repetita juvant – a quanto già riportato da altri siti Web e pubblicazioni Duosiciliane, affinchè si creasse un’ulteriore opportunità di lettura, per la divulgazione della verità. Per questa ed altre similitudini di malgoverno che rendono Napoli una città dolente, la speranza è che quanto prima si coaguli un grande movimento unito Identitario che: forte della propria tradizione, della propria cultura e della propria millenaria storia di popolo, riprenda in mano il suo destino e il governo della sua gente.


http://www.facebook.com/album.php?aid=28275&id=156228344419588

http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=35975

http://oltrelostretto.blogsicilia.it/era-il-1787-quando-goethe-ammirava-il-riciclaggio-di-rifiuti-a-napoli/12570/