Il Dipartimento Storico "DUE SICILIE”, nato in seno all'Ass. Culturale "Esperide",
si prefigge una rivisitazione del grande patrimonio storico-culturale del Mezzogiorno d'Italia.
Un viaggio alla riscoperta della memoria dal 1130 al 1860, con particolare interesse al periodo florido
che vede la Real Casa di Borbone sul trono delle Due Sicilie.

COMUNICAZIONI

Sono aperte le iscrizioni per l'anno 2011/12. La quota associativa è di €20,00. Ad ogni iscritto sarà consegnato il libro "Savoia e il massacro del Sud" di Antonio Ciano. I soci, si riuniscono ogni primo Martedì del mese (h: 18,00), decidendo in quella sede incontri straordinari.

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lunedì 13 dicembre 2010

PIZZAIOLI NAPOLETANI CONTRO LA Ue, GLI EUROPARLAMENTARI DELLA LEGA VOGLIONO DISTRUGGERE LA NAPOLETANITA' DELLA PIZZA

Una decisa manifestazione dei pizzaioli napoletani si è tenuta Sabato 11 Dic. 2010 nel centro del capoluogo campano. Il tutto contro la richiesta di eliminare il marchio Stg (specialità tradizionale garantita), una sorta di 'doc' per gli alimenti, recentemente attribuito, appunto, alla pizza napoletana. Nel corso della protesta, presso la storica pizzeria Sorbillo, in Via dei Tribunali, è stata anche presentata una pizza “a lutto”. “Il ministero dell'Agricoltura ci ha abbandonati e la Lega rema contro di noi” hanno tuonato i pizzaioli, che hanno esposto cartelli contro la Lega e la Ue. “Ci sono voluti dieci anni di battaglie per ottenere il marchio Stg - ha dichiarato sconsolato Sergio Miccù, presidente dell'Associazione Pizzaioli Napoletani - mentre sono serviti pochi mesi per levarcelo. Da quando la Lega gestisce il Ministero dell'Agricoltura - ha poi proseguito Miccù definendosi disgustato da quanto sta accadendo - i pizzaioli napoletani sono stati messi in ginocchio”.
“Stiamo preparando la marcia su Roma dei pizzaioli” ha annunciato, invece, l'ex assessore provinciale all'agricoltura Francesco Emilio Borrelli, che ha preso parte all'iniziativa. Lo stesso Borrelli ha, inoltre, reso noto che da venerdì le pizzerie napoletane metteranno i drappi a lutto, un forte e significativo segnale di protesta, questo, contro il Governo e la Ue.
“Ho pianto tre volte nella mia vita” ha detto Gino Sorbillo, “quando sono nati i miei figli, quando abbiamo avuto il marchio Stg e quando da ieri stanno tentando di levarcelo. Sappiano una cosa i signori della Ue e della Lega - ha concluso il pizzaiolo partenopeo - questa volta non gli permetteremo di fare ancora del male a Napoli”.


Era il documento che Napoli attendeva da circa dieci anni: il riconoscimento di “Specialità Tradizionale Garantita” (Stg). Un marchio che porta al giusto valore la politica di qualità alimentare in Europa, di cui il Napoli ne è leader.

Ma proprio da quella proposta è giunto un colpo basso per la “Pizza Napoletana Doc”.
10 anni di battaglie per ottenere il marchio Stg - ha spiegato Sergio Miccù il presidente dell' associazione pizzaioli napoletani - e pochi mesi per levarcelo. Sono disgustato, da quando la lega gestisce il ministero dell'agricoltura i pizzaioli napoletani sono stati messi in ginocchio. L' ex Ministro Zaia non venne neanche a festegiare il riconoscimento Ue, preferì il panino Mc Italy di McDonald's. Al Ministero ci stanno facendo girare da mesi nei vari uffici per non concludere nulla. Adesso il vaso è colmo non staremo più zitti.

Uno dei punti forti della proposta - oltre a gettare le basi per introdurre l'etichetta d'origine obbligatoria per i prodotti agricoli - è quella di rafforzare il regime di tutela delle Denominazioni d'origine e Indicazioni geografiche (Dop-Igp), e delle Specialità tradizionali garantite.
Queste ultime sono l'anello più debole del sistema e per questo Bruxelles vuole sopprimere quelle 'Stg' che non hanno protetto il loro nome, come appunto la 'Pizza Napoletana Stg', ma solo la ricetta.


Se la proposta sarà accolta dal Consiglio Ue, la 'Pizza Napoletana Stg' potrebbe sopravvivere al massimo per un periodo transitorio che finirebbe nel 2017. Per salvare il marchio Sgt, l'Italia dovrebbe presentare una nuova domanda di Registrazione all'Ue con l'aggiunta di un termine all'attuale denominazione: ad esempio 'Pizza Napoletana Verace' o 'Pizza Napoletana Tradizionale'.

Non è però ancora detta l'ultima parola. Il dibattito nell'Ue al Consiglio dei ministri dell'agricoltura impiegherà mesi prima di concludersi. Inoltre la proposta dovrà fare i conti con il parere dell'Europarlamento. Tuttavia, se si esclude il caso della 'Pizza Napoletana Stg', il 'pacchetto qualità voluto con forza dal commissario Ciolos, rappresenta un passo in avanti per garantire la qualità ai consumatore ed un prezzo equo ai produttori. Nel documento infatti, il regime delle Dop e Igp viene semplificato, i tempi d'attesa per le domande di registrazione dimezzati, e previsto un fondo Ue per la protezione del logo in sede giudiziaria. Per alcuni però c'è ancora molto lavoro da fare. Così l'Associazione italiana dei Consorzi per Dop e Igp, «rileva l'assenza - considerata fondamentale - legata alla possibilità di regolamentare i volumi produzione», anche se riconosce che Bruxelles dà un nuovo imput al loro ruolo. Ciolos riconosce che la proposta «è solo il primo passo che sarà seguito da altre iniziative».

E pensa sicuramente ad un maggior sostegno ai piccoli produttori, a quelli di montagna.

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http://www.newnotizie.it/2010/12/11/pizzaioli-napoletani-contro-ue-no-a-eliminazione-del-marchio-stg/

http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=130361&sez=PIACERI&ctc=0

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sabato 11 dicembre 2010

ANNUALE RELAZIONE DEL SOLE 24: CAMPANIA E NAPOLI FLOP DA ULTIMO POSTO

“A mio parere Napoli è la sola città d’Italia che possa dirsi veramente Capitale: il movimento, l’affluenza di popolo, la quantità e il via vai continuo degli equipaggi, una corte completa e brillante, il fasto e l’aria superba dei grandi signori, tutto contribuisce a darle quell’aspetto vivo ed animato che hanno Parigi e Londra e che non si trova affatto a Roma”. Così Charles De Brosses, filosofo francese definiva Napoli in una lettera del Novembre del 1739 che è poi entrata a far parte di una pubblicazione intitolata: "Lettere familiari scritte dall’Italia nel 1739 e 1749".

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MENTE INVECE OGGI: C'ERA UNA VOLTA...




E uscita l’annuale relazione del Sole 24 Ore sulla qualità della vita in Italia. Ancora una volta viene confermato il dato negativo sul meridione e particolarmente su Napoli. Invitiamo i nostri lettori ed iscritti a leggere quanto sotto riportato e il successivo articolo. Non si può restare che basiti ed amareggiati. Certamente occorre riflettere ma, soprattutto agire affinchè una nuova, chiara e convinta coscienza identitaria - forte della nostra tradizione e cultura - prenda vigore per risollevare il Sud dal suo stato di prostrazione e riconvertire l’insufficienza della classe dirigente, la carenza di ricambio sociale, lo smarrimento della società civile e la perdita della memoria storica, con nuovi orizzonti di progresso e benessere, di buona politica e giustizia sociale, che non può avvenire se non ritrovando le profonde radici del proprio grande passato e da esse ripartire: per un futuro diverso e migliore.

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CORRIERE DEL MEZZOGIORNO.

l'indagine del «sole 24 ore»

Qualità della vita, Napoli ultima in Italia . Il Mezzogiorno fanalino di coda d'Italia

Bolzano e Trento le province che guidano la classifica. Le altre campane: Avellino al posto 83, seguita all’89 da Caserta, al 90 da Salerno e precipita al 95 Benevento

NAPOLI - Ultima. Anzi ultimissima. Così risulta Napoli nella nuova indagine della qualità della vita. (dal Corriere del Mezzogiorno del 06/12/2010).

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Qualità vita: Trentino è primo in Italia, ultima è Napoli

Per classifica di Italia Oggi al Sud peggiora. Bolzano è quarta

05 dicembre, 18:47

(ANSA) - TRENTINO, 5 DIC - Il Trentino torna a guidare la speciale graduatoria delle province italiane per qualita' della vita, come aveva fatto del resto nel 2002, consolidando una realta' di eccellenza che dura ormai nel tempo. Ultima, ancora una volta, Napoli, preceduta da ben 22 citta' del Mezzogiorno, isole comprese, confermando cosi' rispetto all'anno scorso un peggioramento della realta' del Sud. Secondo l'indagine realizzata da Italia Oggi e dall'Universita' La Sapienza, nella top ten del buon vivere figurano anche Mantova, Belluno, Bolzano, Pordenone, Siena, Cuneo , Sondrio, Aosta e Parma.

Il Sole 24 ORE 6 dicembre 2010

Notizie > Italia

La qualità della vita 2010 nelle tabelle interattive: Bolzano prima, Napoli in coda.

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Il Mattino 7 dicembre 2010

L’indagine

Qualità della vita, flop di Napoli: ultimi in Italia
"Giù per sicurezza, servizi e lavoro. Maglia nera anche per i finanziamenti statali".


mercoledì 8 dicembre 2010

NAPOLITANO: NAPOLI, MASSIMO SPENDORE CON LA SPAGNA

Roma, 26 novembre 2010 (Adnkronos) - Napoli soffre e il capo dello Stato, da napoletano, ricorda i momenti di splendore avuti sotto la dominazione spagnola e in particolare sotto la reggenza di Carlo III (di Borbone). "In un momento in cui la mia citta' soffre di molti mali -sottolinea il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intervenendo al Quirinale al foro di dialogo Italia-Spagna presente i ministri degli Esteri Franco Frattini e Trinidad Jimenez- da napoletano ricordo quel che diede un grande spagnolo per il massimo splendore della citta' di Napoli nella prima metà del XVIII secolo: Carlo III fu il reggitore piu' illuminato e profondamente riformatore che Napoli abbia mai avuto".(nella foto, Carlo III di Borbone Re di Spagna ovvero: Carlo V di Sicilia e VII di Napoli,fondatore della omonima dinastia Borbone Due Sicile).

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/11/27/napolitano-nostalgia-di-carlo-iii.html

http://www.ultimenotizie.tv/notizie-politiche/napoli-napolitano-soffre-molti-mali-massimo-splendore-con-spagna.html

http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/11_novembre/26/rifiuti_napolitano_napoli_soffre_carlo_iii_il_piu_illuminato,27195890.html


domenica 28 novembre 2010

AL TEMPO DEI BORBONE? NAPOLI ERA PULITISSIMA!

Oggi si parla tanto di spazzatura, di riciclare i rifiuti, ma uno dei tanti primati che abbiamo avuto a sud, prima dell'unità italiana è stato anche quello della raccolta differenziata. L'argomento lo affrontò, già qualche anno fa il quindicinale "Panorama", con l'articolo: "NAPOLI PULITISSIMA (era il 1832)" del 07/02/2008, dove si riporta l'editto di Ferdinando II Re delle Due Sicilie del 03/05/1832 Regio Decreto n. 21 emesso da "Gennaro Piscopo" Prefetto di Napoli, un ordinanza dove si obbligava la popolazione a raccogliere separatamente i rifiuti. ordinò quanto segue: «Tutt’i possessori, o fittuarj di case, di botteghe, di giardini, di cortili, e di posti fissi, o volanti, avranno l’obbligo di far ispazzare la estensione di strada corrispondente al davanti della rispettiva abitazione, bottega, cortile, e per lo sporto non minore di palmi dieci di stanza dal muro, o dal posto rispettivo». Il prefetto diede disposizioni in merito alla differenziazione dei rifiuti aggiungendo che «questo spazzamento dovrà essere eseguito in ciascuna mattina prima dello spuntar del sole, usando l’avvertenza di ammonticchiarsi le immondezze al lato delle rispettive abitazioni, e di separarne tutt’i frantumi di cristallo, o di vetro che si troveranno, riponendoli in un cumulo a parte». Le “immondezze” dovevano essere prelevate nelle ore mattutine e trasportate fuori città «ne’ siti che verranno destinati». Piscopo presentò un documento in dodici articoli che descrivevano le modalità della raccolta e le relative responsabilità e sanzioni. La pena era severa e poteva arrivare persino alla detenzione. Era tutta la questione igienica ad essere trattata; vigeva dunque il divieto di gettare a qualsiasi ora dai balconi «alcun materiale di qualunque siasi natura», comprese «le acque servite per i bagni». Fa specie e non poco che era assolutamente vietato «lavare o di spandere panni lungo le strade abitate». Come si legge, le autorità si ponevano il problema della spazzatura, obbligando la popolazione alla raccolta differenziata, in particolare quella del vetro. Insomma, durante il periodo borbonico si faceva già un'importante riflessione sul problema dell’accumulo di immondizia, e come evitare di far confluire i rifiuti in un unica discarica. Val la pena ricordare che anche Goethe, nel suo viaggio in Italia, aveva avuto modo di ammirare già nel 1787 il riciclo degli alimenti in eccesso che si attuava tra Napoli e le campagne tutt’intorno. Di tale evento se ne sono occupati divulgandolo, “in primis” , i movimenti Duosiciliani in risposta ai pesanti e offensivi attacchi antinapoletani provenienti dai “fratelli” del nord e successivamente, quotidiani e settimanali nazionali ne hanno riportato la notizia a fronte di articoli dedicati alla difficile situazione della rimozione della spazzatura nel napoletano. Non solo a noi è toccato il per nulla invidiabile primato di pagare la TARSU più cara d’Italia per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, per quanto di essere additati all’Europa e al mondo come una sorta di incivili atavici senza speranza. Al danno… anche la beffa. Ora che la trasmissione di Rai 3 “Vieni via con me”, grazie a Roberto Saviano ha fatto chiarezza una volta e per tutte sul problema, si è capito che da noi non si riesce a scaricare perché le ecomafie, la malapolitica e il malaffare hanno fatto da veicolo ai veleni tossici e altre simili ”amenità”, provenienti dalle lavorazioni dei nostri ‘compatrioti’ settentrionali: che per anni sono stati scaricati ovunque, in quella che i Romani definirono Campania Felix, con grave nocumento per la salute, il territorio e l’economia del napoletano.Ci è sembrato doveroso associare il nostro sentire – repetita juvant – a quanto già riportato da altri siti Web e pubblicazioni Duosiciliane, affinchè si creasse un’ulteriore opportunità di lettura, per la divulgazione della verità. Per questa ed altre similitudini di malgoverno che rendono Napoli una città dolente, la speranza è che quanto prima si coaguli un grande movimento unito Identitario che: forte della propria tradizione, della propria cultura e della propria millenaria storia di popolo, riprenda in mano il suo destino e il governo della sua gente.


http://www.facebook.com/album.php?aid=28275&id=156228344419588

http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=35975

http://oltrelostretto.blogsicilia.it/era-il-1787-quando-goethe-ammirava-il-riciclaggio-di-rifiuti-a-napoli/12570/






giovedì 25 novembre 2010

267° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DELL'ESERCITO DELLE DUE SICILIE 25 NOV. 1745

Carlo di Borbone, salito al trono di Napoli nel 1734, convinto che per la sicurezza del suo Regno era più adatta la forza della religione che quella delle armi, istituì i famosi dodici Reggimenti Provinciali solo il 25 novembre del 1743, composti da soldati napoletani, a fianco di reggimenti con soldati svizzeri, valloni e spagnoli. Inizialmente come Capitano Generale si scelse lo spagnolo Duca di Charny, e solo nel 1740 fu nominato il napoletano Francesco d’Eboli, Duca di Castropignano, che diede inizio al reclutamento e la formazione di reparti definiti “nazionali”, tanto che già nella battaglia di Velletri contro gli austriaci, si distinse un reggimento “nazionale”, quello di Terra di Lavoro.
L’esercito delle Due Sicilie nella sua storia si era fatto ammirare per il valore sul campo come ben dimostrano la battaglia di Velletri, quella di Tolone contro i rivoluzionari francesi e tutte quelle combattute dalla cavalleria guidata da Murat. Napoleone la giudicava la migliore del mondo e chiamava i suoi membri “diavoli bianchi”, fino alle mirabili gesta delle battaglie di Capua, del Volturno e le eroiche resistenze di Gaeta, Messina e Civitella del Tronto. Agli avvenimenti del 1860-1861, vedranno la fine del Regno, le forze armate duosiciliane si presentarono forti di 100.000 uomini. Come è noto, non bastarono a salvare il Regno né il ricordo di un esercito e di una marina un tempo prestigiosi.

Pio IX benedice l'Esercito dal Palazzo Reale di Napoli (1849)



Del modo di atteggiarsi dei napolitani e siciliani durante
l’esecuzione dell’Inno del Re del Regno delle Due Sicilie.

Come altri frammenti preziosi dell'identità Napolitana, l'Inno di Paisiello era quasi introvabile e soprattutto mancava una versione completa del testo; infatti dopo l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna le partiture dell’inno furono quasi tutte distrutte dagli invasori piemontesi. Nel corso degli anni l'Inno di Paisiello ha addirittura subito la disinformazione storica, mettendone in discussione la paternità, scambiando Paisiello con Cimarosa.

“L’ Inno del Re”, di Paisiello fu ritrovato in un fondo di spartiti appartenuti alla famiglia del Principe Folco Ruffo di Palazzolo (1801-1848), che fu ambasciatore delle Due Sicilie a Torino ed in Svizzera.

Quando si eseguiva l’inno di Paisiello, i napolitani ed i siciliani differenziandosi da qualsiasi altro popolo del mondo, per celebrarlo, poggiavano sul petto la mano destra chiusa a pugno e girando il braccio in maniera tale che solo il pollice veniva a contatto col cuore.

Del passato dovremmo riprendere i fuochi, e non le sue ceneri.

- Jean Juarès -

martedì 19 ottobre 2010

ALL'ASTA GLI ARREDI DELLA REGGIA - articolo di Luigi Andreozzi

Arredi della Reggia di Caserta sarebbero stati venduti all'asta tra il 2002 ed il 2007 dalle case internazionali Christie's e Sotheby's. Lo denuncia un collezionista e cultore di storia napoletano, Luigi Andreozzi, iscritto alla nostra associazione, che ha individuato gli oggetti venduti - vasi in porcellana, piatti, e mobilia - nei cataloghi d' arte venduti dalle librerie antiquarie. Le aste nelle quali sarebbero stati venduti gli oggetti si sono svolte a Milano nel novembre 2002 e nel dicembre 2006 ed a Londra nel marzo 2007. «Le porcellane - afferma Luigi Andreozzi - appartengono, come indicano le stesse didascalie dei cataloghi delle case d'aste alla Real Fabbrica Ferdinandea (1771-1806) e come gli altri arredi erano destinati alla Reggia di Caserta. Parte degli oggetti venduti - secondo quanto riportato dai cataloghi - sarebbero appartenuti ad un collezionista di Milano. «Non ci sono in circolazione solo oggetti provenienti da Caserta - aggiunge il dottor Andreozzi - ma anche dalla Reggia di Portici, che negli anni è stata spogliata. Non si può continuare ad assistere a questo scempio, con il nostro patrimonio artistico che viene depredato e venduto all' asta».

-Nessun furto, almeno dal 1982 in poi, da quando sono state catalogate minuziosamente tutte le opere e gli arredi di Palazzo Reale. L’unico furto in questo periodo ha riguardato il presepe della Reggia i cui pezzi sono ancora da recuperare. Spesso non solo queste opere d’arte finiscono nelle mani di collezionisti privati ma vengono anche messe in mostra in musei internazionali senza dare il giusto rilievo ai luoghi in cui sono state prodotte e ai siti da cui sono state portate via. Come cittadino - dice Andreozzi - prima ancora che studioso provo rabbia ad assistere ad una tale dispersione in mille rivoli della testimonianza della nostra terra e delle nostre capacità artistiche ed intellettuali. Penso davvero che sia giunto il momento di porre rimedio al saccheggio del nostro patrimonio recuperando tutto quanto a noi è stato sottratto, anche in tempi passati».

Intervista privata a Luigi Andreozzi: La passione per l'approfondimento storico è nata durante gli anni del Liceo,quando ebbi regalato un libro di Raffaele Greco dal titolo Piemontisi, Briganti e maccaroni, che mostrava anche con foto macabre gli eccidi della guerra contro il brigantaggio postunitario. Da lì crebbe il mio interesse,unito alla mia innata propensione per la scoperta ed la ricerca che è durata circa 25 anni tutt'oggi. Ricerche presso la Biblioteca Nazionale di Napoli su libri rari o studi d'archivio di documenti più o mento importanti, sono stati i miei svaghi dalla routine della mia vita da studente universitario, specie poi quando superavo bene qualche esame difficile. Era un modo molto bizzarro quello di premiarmi con una giornata di studi diversi dal solito alla ricerca del bello, dell'interessante e dell'inedito. La scoperta degli arredi dell Reggia di Caserta venduti all'asta è avvenuta proprio per caso, quando li ho ritrovati su dei cataloghi venduti da una libreria di Piazza Dante a Napoli.
Si trattava di arredi nella fattispecie poltrone,tavoli, consolles, ma anche porcellane ed addirittura soldatini in cera riproducenti le divise dell' epoca di Ferdinando IV. Riguardo alle stime è molto difficile effettuarne una che sia congrua, così come individuare passaggi di mano. Si tenga presente che la spoliazione dei nostri beni è avvenuta a partire dal 1860. Escludo che si possa trattare di furti recenti, anche perchè dal 2003 si è provveduto a compilare un'inventario dei beni delle reggie di Napoli e Caserta (cfr: L'ARCHIVIO DI STATO DI CASERTA ALLA REGGIA DI CASERTA ad opera di Imma Ascione ed Elvira Loffredo). In merito alla restituzione dovremmo sentire il parere di un legale. Tutto l'accaduto è la chiara e lampante dimostrazione che il Sud ha pagato più di tutte le altre Regioni d'Italia il prezzo dell'unità, subendo una invasione con una guerra mai dichiarata, ma con tutti gli annessi (saccheggi, soprusi e ruberie). La prevenzione di questi scempi sta nel parlarne e, laddove ci sono le prove, denunciare, se vogliamo creare un mondo migliore per i nostri figli.

"il Mattino, 15/10/2010"

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QUESTA VICENDA È UNA DELLE TANTE PROVE CHE DENUNCIA L'INVASIONE E LA SOTTOMISSIONE SOPRATTUTTO PER DERUBARCI DI OGNI BENE E RICCHEZZA. CHISSÀ QUANTE OPERE D'ARTE

SONO ANCORA IN GIRO PER IL MONDO

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martedì 16 febbraio 2010

QUANDO A NAPOLI C'ERA IL TRAM A VAPORE - Ludovico Garzia

Dalla rivista "unplinapoli.it" -di cultura, arte e spettacolo- nel n°3 del Dicembre 2009, si evidenzia un bel articolo. L'autore è Ludovico Garzia (Pro Loco Arenella Vomero), che con squisita sensibilità, riesce attraverso una foto d'epoca, a leggere con giusto orgoglio il passato (proditoriamente modificato) di una grande Capitale del Mediterraneo e d'Europa: La Nostra città.




Guai a quanti chiamano bene il male e male il bene,
che trasformano le tenebre in luce e la luce in tenebre,
che trasformano l'amaro in dolce e il dolce in amaro.
Isaia 5,20

sabato 16 gennaio 2010

Chi è il vero erede al Trono delle Due Sicilie?

E’ di oggi, un interessante articolo pubblicato sul quotidiano di Napoli “ Il Mattino “ , a firma del giornalista Eugenio Donadoni, titolato : “ Il Caso. Due principi Borbone e la querelle della dinastia”, dove viene posta all’attenzione del lettore la contrapposizione che si è venuta a determinare tra i due principi di casa Borbone Due Sicilie.
Entrambi pronipoti di Alfonso conte di Caserta, fratello dell’ultimo Re di Napoli Francesco II, portano lo stesso nome del grande Carlo III, fondatore della dinastia Due Sicilie Napoli: Carlo di Borbone XVIII Duca di Castro e don Carlos di Borbone “Infante di Spagna”.
Entrambi si fregiano della titolarità di Gran Maestro del Sovrano Ordine Costantiniano di S.Giorgio, per la qual cosa possono disporre – dopo opportuno iter – l’investitura dei Cavalieri.
A miglior comprensione, riportiamo quanto segue: “ Come prerogativa riconosciuta dalla legge internazionale, un ordine dinastico cavalleresco non è assegnato al territorio nazionale, né alla presidenza di uno stato sovrano, ma è attribuito alla persona del capo di una dinastia reale. Vari decreti promulgati fra il 1734 e il 1861 rendono chiaro che il Gran Magistero dell'Ordine Costantiniano è inseparabile dalla supremazia della Real Casa delle Due Sicilie. Per questa ragione, l'Ordine Costantiniano è sopravvissuto alla caduta del Regno delle Due Sicilie. L'Ordine continua a essere riconosciuto dalla Santa Sede, da molte dinastie reali, e dal Sovrano Militare Ordine di Malta. Oggi, l'Ordine Costantiniano è anche riconosciuto dalla Repubblica Italiana e pertanto tutti i Cavalieri insigniti possono indossare le sue insegne. “
L’argomento venne da noi portato all’attenzione di quei lettori che ci onorano della loro attenzione, nella “Lettera agli Amici” pubblicata su questo sito in data 4 novembre 2009. Nella stessa, si fornivano i “link”, affinchè chi desiderasse approfondire l’argomento in questione, potesse avere spunti e riferimenti dai siti ufficiali. La questione si manifesta complessa e lungi, allo stato, da essere risolta. Certamente siamo in presenza di una situazione di dualità che genera una certa perplessità.
Non tocca sicuramente a noi trovare soluzioni ed indicare rimedi, tuttavia per tutto quello che rappresenta il Sovrano Militare Ordine Costantiniano di S. Giorgio, auspichiamo che si arrivi ad una composizione a breve della querelle.
Per il bene del popolo duosiciliano e perché sotto l’egida del legittimo e riconosciuto da tutti: Gran Maestro dell’Ordine, si dia pieno mandato al testamento – nello spirito e nella sostanza – di S.M. Francesco II di Borbone Due Sicilie.

“ Justus florebit ut palma. “
( S. Bibbia – Salmo XCI, v. 2 )

Articolo da: IL MATTINO di Napoli del 15 Gennaio 2010 (Pag.52)

Eugenio Donadoni Chi è l’erede del Trono di Napoli? Sua Altezza Reale don Carlo di Borbone delle Due Sicilie, XVIII duca di Castro, figlio di don Ferdinando Maria, e attuale Gran Maestro sia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio che di tutti gli altri Ordini dinastici della Real Casa Napoletana. Una questione che si riprone in questi giorni per tre incontri che avranno luogo domani: a Palermo si celebra il bicentenario della nascita di Ferdinando II. A Napoli, al Maschio Angioino, il movimento Neoborbonico convoca il parlamento del Sud e, sempre nel capoluogo campano, c’è una messa nella chiesa dell’Ascensione a Chiaia dell’Ordine costantiniano spagnolo. Solo quella di Palermo è riconosciuta ufficialmente dai Borbone. Sui Borbone di Napoli c’è una complessa querelle dinastica che vede contrapposti due principi di casa Borbone, Carlo «il napoletano» e Carlos «lo spagnolo», entrambi discendenti dell’ultimo re di Napoli Francesco II in quanto pronipoti del fratello Alfonso, conte di Caserta, suo successore. Tutto nasce dalla rinuncia fatta, per sé e per i suoi eredi, nel 1900 (atto di Cannes) del secondogenito Carlo (nonno di Carlos) ai suoi diritti sul Regno di Napoli in favore del fratello minore Ranieri (nonno di Carlo) pur di avere il permesso dal padre di poter sposare Maria della Mercede, figlia del re di Spagna, e divenire erede al trono spagnolo. Ma perché la necessità di questa rinunzia ai diritti su Napoli? Per rispettare le volontà di Carlo III che, quando nel 1759 lasciò il trono di Napoli per divenire re di Spagna stabilì con una «Prammatica» che mai più in avvenire i due stati (Napoli e Spagna) sarebbero stati governati dallo stesso re. Ma sfortuna volle per il rinunziatario principe Carlo che dopo il matrimonio il re di Spagna ebbe finalmente il sospirato figlio maschio e così egli non gli poté mai succedere al trono. Solo da pochi anni il nipote, don Carlos, nonostante il suo titolo di Infante di Spagna rivendica tali diritti contestando la rinunzia del nonno, mai messa in discussione nemmeno dal suo stesso padre Alfonso e da tutta la famiglia. I cavalieri italiani sono costituiti nell’Associazione italiana dei Cavalieri Costantiniani, il cui certificato di appartenenza è requisito indispensabile, soprattutto per i militari, al fine di ottenere il riconoscimento delle onorificenze dallo Stato italiano. Per chi volesse ulteriormente approfondire l’argomento è stato recentemente pubblicato un volume di Ettore Gallo, Il Gran Magistero del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Il Minotauro»).

lunedì 7 settembre 2009

Pontelandolfo 2009

Il 14 agosto 2009 insieme a tanti amici e compatrioti siamo stati a Pontelandolfo in provincia di Benevento per commemorare i morti dell'eccidio del 14 agosto 1861 ad opera dell'esercito piemontese. Una dura rappresaglia contro i civili che avevano "osato" rivoltarsi in armi contro alcuni soldati sabaudo. La nostra era una manifestazione pacifica e di cordoglio, ma è stata contrastata vivamente dal Sindaco Cosimo Testa, il quale ha affermato che i morti di Pontelandolfo dovevano essere commemorati solo dagli abitanti del paese, (ma tranne lui nessuno in paese ne era a conoscenza di questa commemorazione) voleva vietare le fotografie ed in ultimo ha addirittura chiamato i carabinieri per far prendere le generalità di coloro che sventolavano la bandiere delle Due Sicilie, asserendo che erano proibite perché oltraggiavano la Repubblica. Ma questo sindaco con chi crede di avere a che fare! le nostre bandiere sono le bandiere della verità! I nostri pensieri sono sereni atti solo a far conoscere la nostra storia, ma forse il Signor Sindaco ha confuso le nostre bandiere con quelle sabaude, le bandiere di chi a ucciso e depredato.
A questo punto do appuntamento al prossimo anno sperando in una migliore accoglienza verso chi viene in religioso silenzio ed armato delle migliori intenzioni, anche perché spero che saremo sempre sereni e molto più numerosi.
Un ringraziamento particolare va ai CDS che si è dimostrato come sempre di essere un’organo fondamentale del mondo meridionalista, nonostante le insidie politiche. Il Dipartimento Storico Due Sicilie dell’Ass. Culturale “Esperide”, ringrazia i Comitati Due Sicilie e tutti i presenti per il riuscitissimo evento.





L'evento su YouTube: http://www.youtube.com/watch?v=FMyuyUAY9BI


Pontelandolfo: http://it.wikipedia.org/wiki/Pontelandolfo

sabato 16 agosto 2008

Pontelandolgo 14 Agosto 1861 - 2008

Pontelandolfo e Casalduni, due Comune tristemente noti per il feroce eccidio dell'esercito italiano sulla popolazione civile. Un battaglione di circa 500 bersaglieri, rase al suolo i due centri del beneventano.
Il numero delle vittime non è stato mai ufficializzato.
Ieri 14 Agosto 2008 si è tenuta la commemorazione delle vittime di Pontelandolfo, un folto numero di meridionali, proveniente da tutte le regioni d’Italia è accorso al raduno organizzato dall’amico Fiore Marro (Seg. Naz. dei Comitati Due Sicilie) e Renato Rinaldi (Coordinatore dei Comitati Due Sicilie). Grazie ai CDS si è data dimostrazione di un compatto e consistente mondo meridionalista, che nonostante le insidie politiche, ieri ha onorato le vittime dell’eccidio del 1861, abbandonate ad uno spinoso oblio durato 147anni. Il Dipartimento Storico Due Sicilie dell’Ass. Culturale “Esperide”, ringrazia i Comitati Due Sicilie e tutti i presenti per il riuscitissimo evento. Un forte, fraterno ringraziamento a Fiore Marro con l’augurio di continuare per questa giusta strada, percorrendola con ardita passione.
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Foto della giornata commemorativa dal sito pontelandolfonews:

venerdì 1 agosto 2008

Capo d’Orlando: il Sindaco “piccona” la targa di Garibaldi

Il 31 Luglio 2008, intorno alle 11,30, il Sindaco di Capo d’Orlando (Messina), il dott. Enzo Sindoni, con all'assoc. "Amici di Capo d'Orlando", ha contribuito alla riscoperta del nostro passato con grande coraggio, ha preso a picconate mentre malediceva la targa a piazza Giuseppe Garibaldi, le sue imprecazioni erano: "feroce assassino al servizio di massoneria e servizi inglesi". Sindoni ha rinominato la piazza ‘IV luglio’, per commemorare un vento dimenticato dalla cittadina, ovvero una battaglia navale nel 1299 dove persero la vita seimila uomini. Contro i diversi attacchi avuti, si infuria e non teme le reazioni dei comitati garibaldini presenti in tutta Italia. Dalla Regione però, sono giunti alcuni incorraggiamenti per l'eroica azione del Sindaco. Lo storico Francesco Renda dal capoluogo siciliano invita "a studiare la storia, a rivederla" ma evitare "manifestazioni del genere, perchè offensive".
Ad ogni modo, qualche tempo fa, la televisione nazionale mandò in onda un servizio "sull'eroe dei due mondi" abbastanza esaustivo, nel quale si capiva che l'eroe tanto eroe non era (Tg2 dossier Garibaldi). Lo stesso ha fatto Alberto Angela, che in un interessante puntata del programma Ulisse (Viaggio nel Regno delle Due Sicilie), ha messo in risalto i primati del regno borbonico, smentendo quello che la storiografia ufficiale ci propina.
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Copia della lettera di amicizia e solidarietà inviata al Sig. Sindaco di Capo d'Orlando che ha contribuito alla cusa meridionalista:
Il nascente Dipartimento Storico "Due Sicilie" nato in seno all'Associazione Culturale "Esperide" di Napoli, esprime la propria solidarietà ed incoraggiamento al Sig. Sindaco di Capo d'Orlando il dott. Roberto Vincenzo SINDONI, per il cambio toponomastico di piazza Giuseppe Garibaldi a piazza IV Luglio.
Il Dip. Storico "Due Sicilie" si prefigge una rivisitazione e rivalutazione del grande patrimonio storico-culturale del Mezzogiorno d'Italia, un viaggio alla riscoperta della memoria dal 1130 al 1860. Sono sempre più numerosi, nelle nostre terre coloro che, finalmente, vogliono vincere le nebbie della menzogna e della mistificazione che non pochi danni ci hanno arrecato, attraversando la sottile linea di demarcazione che separa la curiosità, la notizia, dalla sincera conoscenza degli accadimenti storici.
Oggi il Sud vive una realtà dolente e di mortificazione che non gli appartiene, pur tra tante belle energie che non riescono ad esprimersi e pagine di valori che vengono sottaciute. Noi vorremmo allora, attraverso: documentazioni, informazioni, letteratura, filmati usando anche il web, sensibilizzare quante più persone possibile, nei cui occhi (per la nostra esperienza) abbiamo, quasi sempre, letto una stupita meraviglia per i fatti ascoltati, riportando la netta sensazione che un pò di sano orgoglio, abbia ricominciato a far breccia nell'animo di costoro.
La verità, non subisce la tigna della ruggine come il ferro. Se noi fossimo riusciti, aldilà del nostro modesto operare e dello stesso permanere della nostro Dipartimento, a infondere in tanti meridionali la "luce della verità" che con la sua forza infrange le tenebre del'ignoranza e come aria nuova pervade le coscienze, moltiplicandosi sempre più: non avremo operato invano. "La verità vi farà liberi" (Gv. 8,32).
"In tempore veritas". E' la storia che lo dice e noi…nel nostro piccolo sappiamo che è vero .
Ci pregiamo comunicarle, ufficialmente l'operatività della Ns. Associazione-Dipartimento, augurandoci ogni proficua collaborazione.
C'è un'esclamazione augurale, ricca di buon umore, che durante il Regno delle Due Sicilie si era solito scambiare tra le persone, ovvero: "salute e denare". Le giunga davvero questo saluto carico di ogni stima. Con l'occasione, porgiamo i Nostri migliori saluti.
Copia della Lettera di risposta del Sig. Sindaco di Capo d'Orlando:
Carissimi,
sono orgoglioso e grato per quanto scrivete, e ricambio la stima manifestatami poichè è purtroppo raro incontrare uomini che non siano supini dinnanzi alla storia, ma siano critici ed artefici della storia stessa.
Resto a Vs. disposizione per ogni iniziativa che, nell'ambito del perseguimento degli scopi della Vs. associazione intraprenderete.
Vi saluto cordialmente.

Enzo Sindoni

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Lettera dell'amico Fiore Marro del CDS: http://www.comitatiduesicilie.org/index.php
Desidero comunicarLe i nostri più vivi complimenti per il gesto di alto valore simbolico da Lei compiuto ieri. Il ripristino della verità storica è condizione imprescindibile per il recupero della dignità del Sud e della Sicilia, ed è lo stesso obiettivo al quale noi, con passione, ci dedichiamo da anni.
Colgo l'occasione per Invitarla alla commemorazione dei martiri di Pontelandolfo (BN), massacrati dai soldati sabaudi nel giorno 14 agosto 1861, che la nostra associazione allestirà per il giorno 14 agosto 2008.
Fiore Marro
Segretario nazionale
Comitati Due Sicilie
Copia della Lettera di risposta del Sig. Sindaco di Capo d'Orlando al CDS:
Egregio dr.marro,
La ringrazio sia per le Sue parole che per il cortese invito a Pontelandolfo, alla quale non potrò però essere presente. Spero in futuro di poterLa incontrare e La saluto cordialmente auspicando il riscatto della dignità della nostra Terra e dei suoi figli.

Enzo Sindoni


giovedì 3 luglio 2008

Ma la Calabria, è Italia...?

Articolo del Direttore responsabile della rivista Gente, dott. Pino Aprile del 04/11/2005: "L'Italia è con voi" ha detto il presidente Ciampi al governatore della Calabria, Loiero, dopo l'assassinio del vice-presidente della regione Fortugno. Non è vero! Ciampi è con i calabresi, solo fisicamente ai funerali. Ma l'Italia? ...23 omidici in 14 mesi solo nella Locride, nessun colpevole. Non c'è appalto che sia discusso dai padrini... se lo stato vuole, fa (come si è visto per il contrabbando). Se la Calabria è lasciato in mano alla malavita non è per i calabresi, ma perchè sono lasciati soli. In Calabria, sino all'Unità, c'erano le acciaierie più grandi d'Italia, che importavano operai da Brescia e ingegneri dall'Inghilterra. Gli stabilimenti furono chiusi di forza e venduti come ferrovecchio (e non per modo di dire) dal nuovo governo di Torino. L'invasione del Regno delle Due Sicilie fu compiuta con stragi mai registrate nei libri di storia: ci furono decine di Marzabotto; campi di concentramento dove si moriva come mosche; per le truppe piemontesi e le formazioni sempre meno borboniche e sempre più brigantesche, lo stupro era quasi un diritto. Molti unitari idealisti, alla vista dello scempio si pentirono (Garibaldi compreso)... Dal saccheggio e da quei massacri, il Meridione stentò e spesso ancora stenta a risollevarsi: un ritardo imposto e accumulato. Per i calabresi, e non solo, l'alternativa fu: o brigante o emigrante. Chi poteva se ne andò e spesso restarono i peggiori. "Questa è l'Italia che sta con la Calabria" sembra una bestemmia, caro presidente, verrebbe da dire: meglio soli!